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Cari viaggiatori del suono, oggi vi parlo del Festival di “IlluminArti” a Piedimonte Matese dove ho avuto l’onore di cantare venerdì 1 Giugno… proprio nel Palazzo Ducale. Amo raccontare le storie che si creano intorno agli eventi ai quali partecipo, le storie umane di questi viaggi perché gli incontri e le testimonianze sono le cose che mi colpiscono di più. Mi arricchiscono, mi fanno riflettere e ne traggo spesso insegnamenti preziosi. In questo caso vi parlo di un miracolo dell’amore – l’amore di un gruppo di giovani guidati da Giovanna e suo marito, che in nome dell’amore per il territorio dove vivono hanno dato vita circa sette anni a fa’ a questo Festival “IlluminArti” – un nome che e’ piu’ di un programma – superando con fede e determinazione i numerosi ostacoli burocratici, comunali che gli impedivano di realizzare questo meraviglioso progetto. Facendo tutto da soli, senza aiuti esterni importanti, hanno vinto la loro sfida d’amore, superando paure, vittimismi e avversità di ogni genere. Oggi al Festival di IlluminArti a Piedimonte Matese accorrono più di 5 mila persone. E’ diventato uno dei festival più prestigiosi del territorio. Quando ho finito il concerto venerdì 1 Giugno ho subito ricevuto l’abbraccio commosso di Giovanna e del suo compagno che mi hanno spiegato com’è nato il loro bellissimo festival in nome di Aurora, una poetessa arcadica che fece di Piedimonte Matese uno dei luoghi più importanti della cultura partenopea:

“Al Palazzo Ducale, della famiglia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, nel ‘700 c’era un meraviglioso Teatro di Corte, sale affrescate, concerti, piece teatrali, pittori, artisti… grazie ad Aurora, che fece del mecenatismo la sua ragione di vita, chiamando a corte Handel, Luca Giordano, Paolo De Matteis, il Solimena.” E poi il tempo.

“Le sale sono oramai vuote, il teatro non c’è più, ma il borgo non poteva rimanere muto. Non dopo tanto splendore. È nata la voglia di riaccendere le luci sul borgo e di far rivivere quei luoghi ormai desolati e cadenti. Luci ad illuminare la mente degli uomini che avevano voltato il viso alle origini. ‘Illuminiamo il borgo – dicemmo in una serata primaverile di sette anni fa – apriamo le porte all’arte, alla cultura, alla musica. Riempiamo gli spazi dimenticati di bellezza e di magia’. E fu così che un piccolo gruppo di folli costituito da me, da Gianfrancesco, da Ada, da Ester e da qualche altro amico, costituitisi da poco nell’Associazione Culturale Byblos diede vita a IlluminArti. Il borgo illuminato a colori, cortili finalmente aperti, chiese rinate, angoli sconosciuti, musica, letture, mostre; un turbinio di emozioni, di meraviglia, di incanto. Gli stessi abitanti del luogo hanno scoperto posti sino ad allora sconosciuti e sono grati agli organizzatori per lo spettacolo unico offerto per una sera.

“IlluminArti aveva preso il via e non poteva fermarsi. Sette edizioni dopo, per una notte che è attesa con ansia tutto l’anno, il borgo brulica di persone che si guardano intorno estasiati dalla bellezza, dalla magia, dagli oltre quaranta eventi offerti dal gruppo di sognatori che ormai è diventato grande, una famiglia, una comunità che non vuole cedere all’incuria e all’abbandono provocato dalla disattenzione di decine e decine di anni trascorsi a guardare oltre le proprie radici.”

“IlluminArti ce l’ha fatta, grazie ad un lavoro di squadra unico e gratuito: la grafica, l’ufficio stampa, le installazioni, la direzione artistica e tanto altro. Ed al centro di tutto l’amore per i propri luoghi, per un passato che non può essere dimenticato, per la propria terra, per il bello, per l’arte e la cultura. Siamo sognatori ma il nostro sogno è diventato realtà. E Aurora, ne siamo certi, ne sarebbe stata felice. Anzi, lo è.”

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